
20 gennaio 2026
Sarà più di un anno che questo articolo rimane nelle bozze: forse perché mi turba sempre di più, forse perché avevo bisogno di maggiori informazioni, forse perché il discorso è proprio complesso.
Qohen Leth è il nome del protagonista di questo film e il suono del suo nome rimanda a quello ebraico di “sacerdote” – un sacerdote che non ricorda di esserlo e che aspetta giorno dopo giorno una Chiamata (la voce di D-io) per comprendere il senso della Vita.
Qohelet è anche uno degli Scritti del Tanach, la Bibbia Ebraica, nel quale ci si chiede a cosa possa servire fare il bene e fare il male e il tutto si chiude con la morte che rende tutto il “nostro fare vano” rendendo famosa la frase Vanitas vanitatum (vanità delle vanità).
La vita umana appare a Qohelet come un vano sforzo disperato per afferrare la felicità, che mai non si raggiunge (questo potrebbe essere il riassunto del film)
(Voltaire non apprezzava minimamente questo libro considerandolo opera di un materialista disgustato).
Questo testo ha ispirato nei secoli Arte e Musica: Vanità di vanità ad esempio è il titolo di una celebre canzone di Angelo Branduardi, tratta dall’album State buoni se potete, colonna sonora del film omonimo del 1983 che presenta la figura di san Filippo Neri.
Vai cercando qua, vai cercando là,
Ma quando la morte ti coglierà
Che ti resterà delle tue voglie?
Vanità di vanità.
C.E.I – Ecclesiaste 1:
2 Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.3 Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno
per cui fatica sotto il sole?4 Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento.etc.
Il protagonista del nostro film, fissa la propria dimora in una chiesa sconsacrata, con un crocifisso senza testa ma dotato di telecamera in stile Grande Fratello.
Vive con topi – che presumo stiano a rappresentare simbolicamente l’Ego (pensa al dio della religione induista Ganesha simbolo di colui che ha scoperto la Divinità in sé stesso e che viene sempre raffigurato con il piccolo topo Mushika rappresentante della mente insieme alla bramosia dei suoi desideri) e colombe – la rappresentazione simbolica dello Spirito Santo cristiano.
Usa il pronome noi per parlare di se stesso: siamo di fronte quindi ad una personalità psicotica oppure ad un Essere Umano che intuitivamente sa di essere più grande di ciò che appare?
La città in cui vive è una realtà dai colori accesi e frastornanti e ricorda il racconto di Pinocchio e la città dei balocchi; tutto è vietato e il cittadino viene continuamente esasperato con pubblicità che promettono benessere non solo materiale ma anche spirituale.
Lavora alla programmazione del teorema zero, un algoritmo che vuole provare l’assurdità dell’esistente.
Grazie alla relazione con una donna che trasforma la sua vita da amore virtuale a reale e all’amicizia con un giovane che ancora ha una visione pura del mondo, il protagonista comincia (in apparenza) ad uscire dal sistema di controllo basato sulle paure umane.
omissis…
…Qohen, dalle parole del suo direttore, apprende che per lo Zero Theorem era stato scelto proprio per la sua fede incrollabile e per la sua speranza nel ricevere Riposta nelle cose; il protagonista furioso distrugge alla fine la Rete Neurale dando vita ad un gigantesco buco nero che lo risucchia, lo stesso buco nero che sognava da giorni.
Nel finale vediamo Qohen da solo in una spiaggia virtuale in riva al mare, impegnato ad interagire giocosamente e senza pensieri…
NO NO NO
