In memoria di Sir Patrick Stewart (13 luglio 1940 – 28 ottobre 2026)


La notizia della morte del Capitano Picard mi ha trovata impreparata all’addio; solo pochi giorni prima anche il nostro Pavel Chekov (Walter Koenig) della serie classica di Star Trek (TOS) aveva intrapreso il suo ultimo viaggio.
Oggi 1 novembre 2026, percepisco l’Essenza di Patrick Stewart che si congeda dalla materia terrena: mi ritrovo all’improvviso, mossa da profonda commozione, unita alla schiera silenziosa dei Custodi che accompagnano l’uscita di questa Grande Coscienza.
Se osservi i social in queste ore, trovi un coro unanime di appassionati che donano il proprio tributo al “Capitano che ci saluta”: è un fiorire di melodie, di immagini, di frammenti di episodi e parole che diventano ora immortali; lo straziante e devoto commiato di Marina Sirtis – il Consigliere Deanna Troi – risuona poi come l’eco di una amicizia antica che ha superato i confini della finzione.
La densità filosofica di The Next Generation, sublimata dal genio interpretativo di Patrick Stewart, ha trasmutato la narrazione in mito.
L’epilogo custodisce, per me, una sequenza dal valore iniziatico: la consegna al Capitano dell’unico frammento superstite della sonda aliena, quel piccolo flauto d’ottone. È il momento in cui Picard, con un gesto di assoluta e struggente tenerezza, stringe lo strumento al suo petto e ricomincia a suonare, esprimendo con quel soffio la sua natura di Custode vivente di una civiltà estinta secoli prima.Sabrina A.
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